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agosto
29 gennaio 2009
Bufala Bill













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Bufala Bill

Che se non sei italiano non la capisci. Cioè, non che noi la si capisca, noi la si sopporta.
Capita che la tivù nazionale un bel (bel?) giorno dell'ultimo ventennio (ventennio mi fa venire in mente qualcosa, che ora proprio mi sfugge, magari poi mi verrà in mente) uno dei due pretendenti (volevo scrivere aspiranti, ma mi sono autocensurato, non si sa mai, che poi dice che li calunnio per uso di aspirazioni illecite) alla presidenza del Consiglio venga fatto accomodare sul trono (la MariaDeFilippi docet) e poi invitato ad esibirsi in un esercizio di bella calligrafia: la firma del contratto con noi, con gli italiani.

La gag gli serve, eccome. Et voilà: eletto (all'inizio, poi ho letto da qualche parte che l'hanno anche unto, ma non in piemonte, che da noi ungere è un'altra roba, sa più di botte che d'olio).

Gli italiani, dato che le farse (quelle teatrali) non le fanno più in tivù, ci credono, quasi c'avessero messo anche la loro di firma.

Ora succede che un italiano gli ha fatto causa. Non alla tivù, al firmatario. Sostiene che quel contratto non è stato rispettato e rivuole indietro i danni, e anche i danè.

La roba, nel senso della causa, dura poco meno di un ventennio (che già sa di miracolo), ma il cittadino qualunque la roba, sempre nel senso della causa, la perde. La motivazione? Facile facile: il contratto non era un contratto, non rispettava le modalità per esserlo (lo scrivo che si capisca, neh?), era solo una gag, una roba per finta, una bufala, ecco.
Quindi ha dovuto pagare: 7.500 euro per spese processuali e 500 euro alla bufala, pardon, al cavallo, pardon al cavaliere.

Ora non che io ci sia cascato, nel senso che non me ne poteva fregare di meno del contratto, ma tanto per mettermi dalla parte di quei tanti che l'hanno bevuta mi vien da ridere a pensare che abbiamo (hanno) votato per una bufala.

Fuor di battuta e scherzi a parte (ellamadosca, finisce che lo cito a prescindere): ma che paese sarà mai quello i cui abitanti danno per scontato che una promessa elettorale non sia una bubbola? Che uno possa spararle senza poi doverle pagare?
E non in termini elettorali, pagarle proprio?
Cioè, se io dico una bestialità, anche solo ad un esame, mica mi promuovono. Un bel dire che stavo scherzando. E noi neppure si scherzava. Era un'elezione, mica zelig.

Magari tutti i comizi venissero registrati (costa meno che le intercettazioni) e tutto quello che viene detto fosse sottoposto ad un esame dettagliato: hai promesso mari? bocciato, ora paga. Hai promesso monti? bocciato, ora paga. Ne hai promessi tre di monti? strabocciato, strapaga.
Faremmo il pareggio di bilancio alla grande.

Ora però vi devo spiegare che c'entra il Buffalo Bill.
Beh, il Bill, per cavalcare cavalcava.
Con tanto di vespa .. ops, mosca cavallina al seguito.




 

 

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