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agosto
5 febbraio 2009
Omaggio ad uno scrittore nontemporaneo












Omaggio ad uno scrittore nontemporaneo

Amo Baricco.
Mi piace come scrive, mi piace anche quando (poche volte, ormai) lo vedo in tivù che spiega da dio.
E non è che sono campanilista, mi piace proprio, mi ricordo con nostalgia quel ciclo (o loop?) di trasmissioni che lui raccontava di libri, e quando finiva io finivo col trovare meglio il racconto che il libro, il che è tutto dire.
Sai, tipo che vai a vedere un film e ti stupisci che sia meglio del racconto. Capita praticamente mai. Con Baricco capitava, ecco.

Amo Baricco, mi sono letto di tutto un po' di quello che ho trovato rovistando nelle librerie.

Mi piace quando torno a casa con un libro suo (di Baricco) e mi stravacco sul divano, ma mi stravacco in senso positivo, nel senso che mi metto comodo comodo, che niente mi possa disturbare, non che ci voglio dormire, sul divano.
Trovo che come Baricco non sappia cominciare nessuno un qualcosa, che subito ti piglia e non ti molla, ti pare quasi che l'hai scritto tu, ma te ne accorgi subito che no, non l'hai scritto tu, tu puoi solo leggerlo e pensare che uno che non conosci, ma ti pare che l'hai sempre conosciuto, ti sta meravigliando ancora una volta.
Lui ti spara delle frasi tipo:

Doveva pur morire, un giorno o l'altro, il melodramma: lo fece, ...
(*)

Ed è quel "lo fece" che mi fa godere, con quei due punti che tu ti aspetti una rivelazione, invece no: lo fece. Bon. Finito lì. Da sballo, tu ci puoi mettere del tuo, dopo il lo fece; questo mi fa morire, mi lascia anche metterci del mio, ecco.

O come:

La prima cosa che vedi è una cosa che non vedi ...
(*)

Capito il tipo? Geniale, ma dabùn, davvero. Che non sai se ridere o rifletterci su. Ma poi capisci che è meglio se ci rifletti.

E io ho continuato a cercare robe sue, e sono riuscito a recuperarne una che dal titolo io m'immaginavo già di non dormirci la notte finchè non l'avevo finita di leggere:
Il genio in fuga. Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini
Ci sono rimasto di emme. Non che non sia bello, cioè, colto è colto, ma io (magari di conseguenza) ho capito una beneamata.
Fate conto, vi riscrivo alcune righe, dalla sei in avanti:

"La verità storica rappresenta per l'esercizio ermeneutico una collezione di fatti non gerarchizzata di fronte alla quale esso adotta una sorta di ingenuità a cui non è estranea la radicalità della riduzione fenomenologica.
Tale ingenuità - che, come ha tramandato Schleimacher, non esclude ..." (**)

Io dopo ermeneutico ero in tilt, ma mi ha sderenato lo Scheimacher.
Ho poi letto fino a pagina 30, e ne pago ancora le conseguenza: avverto uno spiacevole senso di inadeguatezza ed ho anche delle insicurezze nell'affettare il salame crudo, che mi vengono spesse, le fette.
Però ...

... però continuo ad amare Baricco, sul serio. Nonostante Rossini.
Ma d'ora in poi, prima di comprarlo, il libro, io mi leggo le prime dieci righe, magari di straforo, che mai bello leggersi il libro se non l'hai comprato.
Se godo l'è lui. L'accatto.
Gracias, amigo, che ci sei. E che scrivi.



(*)
Alessandro Baricco - Barnum 2 - Altre cronache del Grande Show - Feltrinelli

(**)
Alessandro Baricco - Il genio in fuga - Due saggi sul teatro musicale di Gioacchino Rossini - Einaudi



 

 

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