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agosto
26 aprile 2009
Esondare












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Esondare

Vi capita mai di pensare che siete fatti male? Nel senso che qualcosa non funziona, che la vita se non ve la complicate non siete a posto?

A me si, capita. Sto parlando di quella strana cosa che oggi chiamano rapportarsi cogli altri, ed ai miei tempi, che non sono poi tanto i miei e neanche tanto vecchi, si chiamava dubbio, o pudore.
E non so mica come spiegarla 'sta cosa. Che ogni volta che ci provo, da me, in testa, non è che mi manchino le parole, è che si accavalano tanto da non capirci una beneamata.

E visto che qualcuno qui ci finisce col finirci (grazie, neh?) lo dico con un esempio.

Che c'era quel tale, e non mi ricordo come si chiamasse, che faceva l'operaio alla Fiat.
Che tutte le mattine si alzava alle cinque per andare in catena.
E quella mattina lì si è alzato alle cinque e, mezzo preso di sonno, scende le scale, va in cortile per pigliare la bici ed andare al rusco (rusco è il lavoro a Torino, non so da voi).
Si guarda in giro e la bici non c'è.
Cazzo! (di qui in poi lo dice lui, mica io, neh?). Cazzo! Mia bici, la mia bici.
Ma cazzo, m'han ciulato la bici, mi hanno fregato la bici.
Guarda ancora ben bene intorno, sia mai che l'abbia messa in un altro canto, un angolo nascosto, macchè, niente bici.

Sacramentando sottovoce, che al Toro, a Torino, le buone maniere sempre, anche se tiri gli ultimi, esce in strada e lì gli viene da pensare a cosa fare, che se va a piedi alla feroce (la feroce è la Fiat per i torinesi) mica ci arriva in tempo per il turno. E gli viene in mente che Giuàn, il giovanni, lui la bici ce l'ha, e il Giuàn sta a pochi passi da casa sua, e il Giuàn fa il turno di notte, che ora sarà in casa a dormire e mica gli serve la bici, no?
Alla veloce si fa l'isolato per andare a casa del Giovanni e mentra cammina pensa, dato che il fatto della bici l'ha svegliato del tutto, e pensa ...

"ad sicur, di sicuro, al giuàn l'è a cà a st'ora, il giovanni è a casa a quest'ora" (da noi si pensa in dialetto, mica in italiano e si pensa in minuscolo).
"figurte, figurati, sa m'la dà nen la bici, se non me la dà, la bici"
"Al giuanìn l'è n'amis, è un amico, poche bale (serve traduzione di poche?)"
"però se ..."
E s'è fatto mezzo isolato, che pensare è più veloce che camminare.

"ma ti pensa, se a m'la da nen, se non me la dà..."
"no, al giuàn l'è nen al tipo, mica è il tipo, ad fè di scherss, da fare scherzi."
"si, ma a't vole vidde che, vuoi vedere che ..."
"No, dai, al giuàn m'la dà, me la dà la bici, dai"
E si fa il resto dell'isolato.
Svolta e continua a camminare di buon passo e pensa , che il freschetto l'ha svegliato del tutto:

"sa m'la dà nen, se non me la dà, l'è propi n'pìciu, è proprio un ..."
"porca madosca, scumetumma, scommettiamo, ca m'la dà nen, che non me la dà?"

E arriva sotto casa di Giovanni. Si porta dall'altro lato della strada, per vedere bene le finestre di casa dell'amico e comincia ad urlare

"Giuààààànnnnnn"

Si muove un vetro e dalla finestra viene fuori la faccia addormentata di Giovanni, che a fatica si guarda itorno...

"Co a j'è, cosa c'è?. "A, t'ses ti, Ah,sei tu ... Co a-t 'vole, cosa vuoi?"

E il nostro che gli urla:


"Giuànnnnnnnnnnn, ma va-t'la piè 'ntal cul, ti e tua bici (ma vattela a pigliare in culo tu e la tua bici)

Ecco.
Capita questo.
Che a pensarci troppo su, a sentirsi sempre inadeguati, ad aver pudore, quando poi ne hai piene che versano, al punto che esondi (*), ecco, si finisce coll'andare a piedi.

Uno.
L'altro va altrove.




(*) Esondare. Sinonimo di straripare, spero. Tipo l'altra che versa. Di bolas.




 

 

 

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