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1 maggio 2014
Translescion


















Translescion
Un traduttore per tutte le stagioni

Gugol
Il traduttore.

Mi ero letto con un brivido di piacer sottile una bustina di minerva (Umberto Eco) di qualche anno addietro, dove si commentava con ironico sarcasmo, ma un pochetto con sorpresa malcelata, l'efficienza dei traduttori onlain, la loro capacità di stravolgere del tutto il significato originale e lo stralunato impasto finale ottenuto dall'autore (sempre Umberto Eco) quand'egli aveva proposto il primo risultato (ipotizza italiano - inglese) ad una successiva tradizione (metti inglese - francese) per addivenire all'ultima (metti francese - italiano) per finire con le note ironiche sul polpettone risultante.
Ovviamente non mi ero cimentato nel proseguir l'impresa: cotanto duca era bastevole ... ops, mi sto lasciando andare ad un classicheggiante tromboneggiare ... non mi ero permesso di mettermi a paragone di quel pozzo di scienza, m'ero fidato, un po' di risate e morta là.

Poi mi succede di aver bisogno sul serio di una traduzione.
La storia, a farla breve, è questa: mi installo un nuovo programma, mi si propone un manuale guida, mi accorgo con rabbiosa voglia di scaraventare tutto fuori dal grosso natante cinese (*) che lo strumento è in inglese, tento di tradurre a senso la prima pagina, ma poi mi stufo. Sapete com'è, se cominci a travisare dopo tre righe non sai dove finisci a fine manuale.
E, dommage, non sempre sei fortunato che ti capiti di finire a donne di facili costumi.
Quindi m'arendo, e m'arendo con una sola erre che sono incazzato, alzo bandiera bianca, apro internet (si dice apro nel gergo telematico, ma vuol solo dire che clicco su un simbolo = icona e qualcosa appare sul monitor) vado su gugol nostro benedetto, scrivo traduttore in linea, sperando che non mi arrivi uno magro come Fassino, e son fortunato: ecco il gugoltraduttore.

Avendo dimestichezza con la tastiera eseguo rapidamente un copi&peist - un copia&incolla - del testo in inglese sulla zona preposta ad accettare il "cosa va tradotto". Seleziono con nonchalance la lingua di start (partenza), ovvero l'inglese.
Seleziono con altrettanta non-cura la lingua d'arrivo (di output), naturellement l'italiano.
Ed ottengo una roba che mi fa finellement capire le perplessità sardo-ironiche (nel senso di sardoniche, non di isolani in vena di far dell'ironia)
dell'Eco ad Lisandria:

In passato , le tracce stretti erano di solito il risultato di una sempre fortunato o saper "prime" di un clip per l'inseguimento ottimale utilizzando mascherini , correttori colore e altre manipolazioni di immagini . Se il tracker software non farlo bene , per esempio quando due dei vostri inseguitori a 4 punti uscire una cornice , è stato molto difficile estrapolare il brano e farlo non essere esatto o almeno vicino ad esso .

Mi sembrava il testo di una delle milleduecento e-poste che ricevo nel corso di un anno, quelle che ti invitano a fornire il codice del bancomat, o quello postale, che siete stati cancellati od estromessi o che altro.

Che a volte mi chiedo come possano pensare di gabbare un popolo uso a gabbar lo stato con missive del tutto prive della conoscenza basica di un idioma, come possano essere tanto improvvidi od ingenui o avari da non decidere di pagarsi un buon "madre lingua" italiano per dare una parvenza di credibilità alle loro mire scentrate.
Ma questo è un'altra storia, come dice spesso non mi ricordo chi, ma mi ricordo che lo dice spesso.

La mia storia (e la vostra, per chi è rimasto a leggerla) è che alla fine ho rinunciato all'aiuto fornito gentilmente dal produttore del programma appena installato.
Ho rinunciato anche ad usarlo, nonostante il prezzo esorbitante ed esoso richiesto dallo stesso (il produttore).
Ho rinunciato a far quel che avevo intenzione di fare.
Ed ho deciso che d'ora in poi mi limiterò a roba craccata, a roba magari senza certificazione, ma che almeno non mi costi e soprattutto, sourtout, non mi causi un travaso di bile.

Che vorrei vedere voi ad essere contenti dopo aver sborsato 1500 euro, fra l'altro strasudati, a buttar via tutto a causa di un manuale di istruzioni che non prevede una sezione nella lingua della nazione nella quale il prodotto viene smerciato.
Come dire che loro possono fare i comodacci loro e noi siamo i fessi a pagare.

Un po' come il Sordi nel Marchese del Grillo:
io so' io e voi non siete un cazzo.

Beh, io sono stufo di fare il secondo personaggio.
Che mica sono Rocco Siffredi, peraltro.

 

P.S.: sono troppo indigeno andino che ha preso il volo (incavolato) per ottemperare al compito di citare i citati.
Cercateveli voi, meglio senza ricorrere ad una translescion di gugol, che niente niente vi potrebbe capitare che Sordi vi torni a casa come
"non udenti".

(*) Il grosso natante cinese è il balcone, naturellement.

 

 

 

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